Blog » 17 Maggio 2009


Gusti, disgusti e furori

domenica, 17 Maggio 2009 - ore 23:29

“Mettiamo che tu sia una ragazza. Mettiamo che tu sia una ragazza e che ti trovi ad una festa, o in un pub, o in un locale qualsiasi e che io mi avvicini. Mettiamo che tu non mi abbia mai visto prima. Un paio di cose le noterai subito. Sono poco più di uno e ottanta, di corporatura media. Se ci stringeremo la mano, noterai che ho una stretta forte e le unghie pulite. Gli occhi sono scuri come i capelli e una cicatrice attraversa il mio sopracciglio sinistro. A occhio e croce dirai che sono tra i venticinque e i trenta. Mettiamo che quello che vedi ti piaccia al punto che cominci a parlare con me. Faremo due chiacchiere, e se ci troveremo bene scoprirai altre cose. Ti dirò che mi chiamo Jack Rossiter. Se mi chiederai della cicatrice, ti dirò che il mio migliore amico Matt Davies mi sparò con una pistola ad aria compressa quando avevo dodici anni. Ti dirò che sono stato fortunato a non perdere l’occhio e che mia madre non fece entrare Matt in casa per un anno. Ti dirò che oggi Matt è meno instabile, al punto che mi sento sicuro a vivere sotto lo stesso tetto con lui. Ti dirò che lavora per uno studio legale del centro, ma non ti dirò che lui è il padrone di casa e che gli pago l’affitto. Mi chiederai com’è la casa e io ti dirò che è un vecchio pub ristrutturato nella zona ovest di Londra e che sì, abbiamo tenuto il biliardo e le freccette e il bancone, ma no, non permettiamo più all’ubriaco molesto che di solito sedeva incazzato in un angolo di venire ancora. Ti dirò anche del giardino, che è grande e incolto. Mi chiederai cosa faccio per vivere e ti dirò che sono un artista, il che è vero e che riesco a viverci, il che non è vero. Non ti dirò che lavoro in una piccola galleria d’arte a Mayfair tre giorni alla settimana per far quadrare i conti. Tu guarderai i miei vestiti, che probabilmente sono di Matt, e arriverai alla falsa conclusione che son ricco. Dato che in tutto questo non avrò fatto cenno a una ragazza, forse dedurrai giustamente che sono single. Non ti chiederò se hai un ragazzo, anche se sbircerò le tue mani per vedere se sei fidanzata o sposata. Mettiamo che alla fine decidiamo per un posto, da me o da te. Faremo sesso. Con un po’ di fortuna potrebbe anche piacerci. E allora potremmo anche decidere di rifarlo. E poi ci addormenteremo. Il giorno dopo, se siamo a casa tua, probabilmente me la filerò prima che ti svegli. Non lascerò il mio numero. Tu faresti lo stesso a casa mia. Non mi bacerai andando via. Chiunque sia rimasto nel letto, alla fine si sveglierà e non troverà l’altro. Ma andrà bene così, perché sarà quello che entrambi volevamo.”

(Josie Lloyd, Emlyn Rees – Chissà se stai dormendo)

Soltanto dopo esserci azzuffati con i nostri eccessi e le nostre contraddizioni capisco che ciò che ci salverà è l’intollerabile certezza di
non sapere ciò che avverrà. Eppure nel buio sorrido alla vita, come se conoscessi la strada.

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