Blog » 7 Febbraio 2008


Cafénoir

giovedì, 7 Febbraio 2008 - ore 20:21

Tutti là, ordinatamente accomodati; spogliati unicamente di orologi fosforescenti, cellulari, accendini; neppure rischiarati dal tenue lume di una sola candela, all’oscuro da qualsiasi fonte luminosa: leds di macchinette del caffè, frigoriferi, stereo…; immersi totalmente nel buio più profondo, in un buio mai visto prima.

Voilà, la serata è servita: dalle ore 19 presso l’Istituto dei Ciechi di Milano.

L’iniziativa è stata suggerita dai numerosi visitatori della mostra Dialogo nel Buio, allestita nel suggestivo palazzo sito nel pieno centro storico di Milano, in via Vivaio, 7.

Certo, all’ingresso, l’impatto con il “nulla” è di quelli che si ricordano per un pezzo! Gli ospiti, amabilmente accolti ed accompagnati per mano al proprio tavolo con premura e savoir faire, sulle prime appaiono intimoriti, mostrandosi persino incerti nelle affermazioni o domande più banali del tipo “ma non vedo proprio nulla… ” “e no, signore, siamo al buio!” “ma che cos’è?” “prego, si accomodi, è la sua sedia!” “chi c’è alla mia destra? E alla mia sinistra? Tu, di fronte, come ti chiami? Però… beh, il buio, forse non isola così tanto, riusciamo a conversare, a capirci, a conoscerci meglio.

E’ dunque la parola il più efficace mezzo di comunicazione, di relazione? Dall’entusiasmo e dal coinvolgimento del pubblico sembrerebbe proprio di sì.

Vero è che, dopo i momenti iniziali di separazione, di disorientamento, di stupore, il “vuoto infinito”, nel quale ci si è infilati, comincia a delinearsi ed a prendere forma, a materializzarsi, a riempirsi di cose, di oggetti, di suoni, di voci, di… persone.

Le mani, inizialmente esitanti per l’emozione, ora afferrano con presa salda piattini e bicchieri preparati con cura da Rosanna e colleghi, ora applaudono a ritmo la canzone richiesta eseguita dal pianista, ora si avventurano in una pacca sulla spalla del compagno più vicino, ora… si lasciano andare in una carezza sui capelli della fidanzata.

Si comincia solo adesso a comprendere che chi vive al buio, non si ritrova in un altro mondo, ma nel mondo di tutti, perchè di mondo ne esiste uno, e non uno di più. Superate le prime insicurezze, dopo quel timido approccio, accade che prende corpo un abbraccio, un bacio…

[…]

Il pubblico di Cafénoir è eterogeneo. Tutti, proprio tutti, entrano nel locale ognuno portando con sé la propria storia, il proprio passato, la propria individualità; diverse incertezze, svariati timori, molteplici aspettative.

Dentro, tutti, proprio tutti, vivono un uguale presente di scoperta e di riscoperta, di condivisione e di comune esperienza.

All’uscita, tutti, proprio tutti, salutano e se ne vanno ognuno portando con sé un uguale ricordo ed una fondata speranza.

Come dimenticare quella sera in cui si è toccato con mano che la vita, ciascuna vita, ha incondizionatamente gli stessi valori e pari dignità?

Come dimenticare che su questa stessa terra vivono persone che valgono non per quello che hanno, ma per quel che sono e pensano?

Ritornare di tanto in tanto con la mente a quella sera, potrebbe aiutare a ricordare che regalare o ricevere un sorriso è la vera speranza di vita: poco importa se alla luce o al buio.

(tratto da: www.istciechimilano.it)

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