Blog » 26 Settembre 2007


La mia testa…

mercoledì, 26 Settembre 2007 - ore 09:21

Milano – Lungo il filo del Dna c’e’ un frammento che potrebbe essere responsabile degli attacchi di emicrania, e della trasmissione della malattia di genitore in figlio.

E questo frammento, un “locus genico”, è una scoperta tutta italiana, ancora in via di pubblicazione ma che potrebbe rivoluzionare il modo di curare una patologia che solo in Italia colpisce da 6 a 8 milioni di persone.

I risultati della ricerca sono stati anticipati oggi a Milano da Lorenzo Pinessi, direttore del Centro cefalee dell’ospedale Le Molinette di Torino, nel presentare il XXI Congresso nazionale della Società per lo studio delle cefalee (Sisc) di cui è presidente e che si svolgerà a Pavia da domani a sabato.

”L’emicrania – ha detto Pinessi – è una patologia che coinvolge molti fattori e molti geni diversi.

Ma di geni specifici per ora non se ne sono trovati, tranne che per una particolare forma di malattia chiamata “emicrania emiplegica famigliare”, molto rara”.

I ricercatori hanno studiato per alcuni anni i pazienti con emicrania e le loro famiglie, alla caccia di una porzione di Dna che fosse sempre presente quando c’era anche la malattia. E, ora, sono a un passo dall’aver dimostrato che una particolare porzione di Dna è proprio quella responsabile dell’emicrania.

“Il gene che stiamo individuando – ha aggiunto Pinessi – si trova su un cromosoma preciso, che ora non possiamo rivelare” proprio perché il lavoro è ancora in via di pubblicazione.

“La ricerca si è svolta in collaborazione con colleghi americani, perché avevamo bisogno di usare apparecchi che a Torino non ci sono”, e entro i prossimi due mesi sarà proposta alla rivista Nature per essere pubblicata.

“Forse per la prima volta siamo in grado di dimostrare l’ esistenza di un locus genico collegato alla patologia emicranica – ha concluso Pinessi – e questo implica una ricaduta nella terapia notevolissima: oggi per curare l’ emicrania andiamo a tentoni, ma con questa scoperta potremmo non dover andare più alla cieca”.

(Ansa – 25 settembre 2007)

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